Per fornire un’idonea soluzione a tale quesito giova innanzitutto evidenziare che al momento dell’iscrizione a scuola si instaura un peculiare  rapporto tra l’alunno e l’Istituto scolastico. Infatti con tale atto si viene a configurare un vincolo contrattuale tra il minore, rappresentato dai propri genitori e la scuola stessa che oltre ad assumere l’obbligo di istruire, si assume anche quello di vigilare sull’incolumità dell’alunno durante tutto il tempo in cui fruisce della prestazione scolastica e si trova tanto nell’edificio quanto nelle pertinenze di esso.

Più specificatamente, il contratto de quo è ascrivibile alla categoria  dei cosiddetti contratti di protezione ove la causa contrattuale involge anche gli interessi del soggetto più debole, esterni al sinallagma vero e proprio del rapporto, ma considerati, in virtù della loro estrema importanza, meritevoli comunque di tutela da parte del legislatore.

Si pensi, per l’appunto alla salute degli allievi, essendo tale diritto garantito anche a livello costituzionale ex art 32 cost.

Ovviamente la misura di tale obbligo di protezione non può essere stabilita a priori ma va configurata caso per caso in ragione del caso concreto di volta in volta considerato e di ogni singola ipotesi di esposizione al pericolo dell’incolumità degli alunni.

Logico corollario di tali affermazioni è che, in caso di inadempimento dell’Istituto scolastico rispetto al negozio concluso a seguito dell’iscrizione a scuola, il riparto dell’onere probatorio sarà quello relativo a quanto previsto per le obbligazioni contrattuali. Ne deriva che al danneggiato sarà sufficiente allegare e dimostrare l’iscrizione presso l’Istituto ed il patimento di un danno avvenuto durante la fruizione del servizio scolastico, di converso alla scuola per liberarsi occorrerà dimostrare di aver messo in atto tutte le dovute accortezze idonee ad evitare il cagionarsi dell’infortunio, quale mera conseguenza di un evento tanto imprevedibile quanto imprevenibile.

In tale sede trova pertanto applicazione l’art 1218 c.c., in forza del quale chi è creditore in ragione di un titolo negoziale è tenuto a provare esclusivamente la fonte del proprio diritto e ad allegare l’inadempimento della controparte, quest’ultima dovrà dimostrare di aver adempiuto o addurre i legittimi motivi per i quali ciò non le è stato possibile.

Quanto appena esposto riguarda la responsabilità di natura contrattuale del plesso scolastico, per quanto invece attiene la figura del precettore/insegnante dipendente dell’Istituto, tra il professore e l’alunno si instaura per “contatto sociale” un rapporto giuridico nell’ambito del quale deriva uno specifico obbligo di protezione e vigilanza.

Vi è adesso da evidenziare una peculiare differenza sussistente tra la disciplina prevista per gli insegnanti statali e quelli delle scuole private.

Infatti i primi, ex art 61 secondo comma L.312/1980 non possono essere direttamente convenuti dai terzi nelle azioni di risarcimento danno da culpa in vigilando, conseguendone la non legittimazione passiva in capo all’insegnante, qualora sia invocata tanto la responsabilità ex art 1218 c.c. quanto quella ex art 2048 c.c. In ambo i casi infatti, nell’ipotesi in cui l’amministrazione venga condannata a risarcire il danno al terzo o all’alunno, l’insegnante è obbligato in via di rivalsa, innanzi alla Corte di Conti, solo ove sia dimostrata la sussistenza del dolo o della colpa grave.

Ciò significa che lo stato risarcisce i danneggiati ed esercita un’azione di rivalsa nei confronti dei propri dipendenti qualora abbiano avuto atteggiamenti dolosi o di grave negligenza.

Per quanto concerne invece gli insegnanti di scuole private si dovrà ammettere la legittimazione passiva sia dell’insegnante che della scuola presso cui trova impiego, rispettivamente ex art 2049 cc nell’ipotesi di responsabilità aquiliana, ed ex art 1228 cc in quella contrattuale. Nessuna sostituzione quindi, ma una chiamata di corresponsabilità tra due soggetti.

Il titolo della responsabilità del Ministero dell’Istruzione o dell’ente gestore di una scuola privata, nell’ipotesi di alunni che subiscano danni durante il tempo in cui dovrebbero essere sorvegliati dal personale della scuola, può essere duplice e può essere fatto valere contemporaneamente.

– Contrattuale se la domanda è fondata  sull’inadempimento all’obbligo specificatamente  assunto dall’autore del danno di vigilare ovvero di tenere una determinata condotta o di non tenerla.

– Extracontrattuale se la domanda è fondata sulla violazione del generale dovere di non recare danno ad altri. (Cass Civ 11 nov 2003 n. 16947; Cass civ 15 febb 2011 n. 3680)

Questo è l’approdo di un orientamento ormai decennale della giurisprudenza, la quale chiamata più volte a pronunciarsi sull’ammissibilità o meno del concorso tra responsabilità di tipo contrattuale ed extracontrattuale ha aderito ad una soluzione di segno positivo. Tale esito muove dal fatto che le norme sulla responsabilità sono predisposte a garanzia dei diritti primari dell’individuo, garanzia che non può venire meno quando tra i soggetti intercorra un rapporto negoziale.

Pertanto essendo duplice la natura della responsabilità scolastica, ne consegue che il danneggiato può discrezionalmente scegliere se chiamare  al risarcimento del danno la scuola in forza di una sola  delle due responsabilità alternativamente o di entrambe contemporaneamente.

Sarà appena il caso di accennare a quanto contenuto nel seguente articolo, punto cardine in materia, ossia l’art 2048 c.c. comma 2/3, del quale per mera chiarezza espositiva si riporta il dettato: I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un’arte sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei loro allievi e apprendisti nel tempo in cui sono sotto la loro vigilanza.Le persone indicate nei commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di non avere potuto impedire il fatto.

A riguardo, le fattispecie aquiliane normativamente configurate nella disciplina codicistica dall’ art. 2047 al 2054, sono definite anche di responsabilità indiretta o per fatto altrui, poiché sono particolari ipotesi del principio generale  di cui all’art 2043 c.c., il quale come è noto, regolamenta l’ipotesi in cui taluno, con fatto doloso o colposo cagioni ad altri un danno ingiusto, obbligandolo a risarcire il nocumento procurato. Nel caso di specie e oggetto della nostra attenzione è  la peculiarità prevista nell’art. 2048.

Più dettagliatamente lo stesso (al pari delle altre disposizioni suindicate) a differenza della disciplina generale, è contraddistinto dalla non imputabilità dell’autore materiale del danno.

Quindi la norma de quibus tende a derogare ai normali criteri di imputazione della responsabilità, prevedendo un particolare regime di attribuzione del danno, imputando la responsabilità dell’accaduto anziché in capo agli autori materiali, su coloro ai quali spetta di vigilarli. Ne deriva che la responsabilità prevista dall’ordinamento in tali casi comporta un sistema oggettivizzato di imputazione del danno, imponendo ai fini dell’onere della prova, la dimostrazione di avere adottato tutte le cautele necessarie per evitare il prodursi dell’evento pregiudizievole.

Da ultimo, punto saliente che si ritiene opportuno sottolineare , riguarda la distinzione tra  la responsabilità per danni provocati “dall’alunno”da quella per danni provocati “all’alunno”.

Ebbene nell’ipotesi di danni provocati all’alunno la responsabilità è da considerarsi di tipo contrattuale poiché ormai, come già evidenziato all’inizio dell’articolo, è pacifico che la domanda di iscrizione a scuola con il conseguenziale accoglimento della medesima, comporta l’instaurazione di un vincolo giuridico tale per cui deriva a carico  dei dipendenti  della scuola un obbligo accessorio di proteggere e vigilare sull’incolumità fisica e sulla sicurezza degli alunni, sia per fatto proprio che per fatto di terzi.

La seconda ipotesi succitata ossia la responsabilità per danni causati dall’alunno necessita di un ulteriore suddivisione al suo interno, ovvero tra i danni che  l’alunno cagiona a se stesso da quelli che l’alunno cagiona ad un terzo.

Orbene nell’arco di oltre 40 anni si sono contrapposti due filoni giurisprudenziali in antitesi tra di loro.

Con la sentenza a Sezioni Unite del 27 giugno del 2002 n. 9346 la Corte di Cassazione si è pronunciata definitivamente sullo spinoso dibattito giurisprudenziale consolidando l’orientamento restrittivo e statuendo l’inapplicabilità dell’art 2048 cc nell’ipotesi di danno cagionato dall’allievo a se stesso e inquadrando tale fattispecie nello schema della responsabilità contrattuale ex art 1218 cc; viceversa in caso di danni procurati a terzi troverà applicazione la responsabilità ex art 2048 secondo comma.

Tale discrimen tra danno che l’alunno cagiona a sé  stesso e danno che cagiona ad un terzo si giustifica perché nel primo caso verrebbe a mancare il requisito della violazione del neminem laedere, e quindi del fatto illecito dell’alunno. Conseguendone che non potrà trattarsi di responsabilità del maestro e della scuola per fatto illecito altrui bensì di responsabilità per fatto proprio e come tale da ricondurre al regime disciplinato ex art 1218.Nel caso di autolesione infatti il precettore sarebbe ritenuto responsabile per non avere impedito il fatto illecito proprio dell’alunno avendo violato l’obbligo di vigilanza atta ad evitare la condotta autolesiva.

Una contraria asserzione priverebbe di contenuto la struttura stessa dell’art 2048 cc, previsto dal legislatore al fine di configurare un’ipotesi di responsabilità per fatto altrui, essendo il precettore chiamato a rispondere verso il danneggiato in forza di una presunzione di culpa in vigilando del fatto illecito compiuto dall’allievo in danno ad un terzo.

Pertanto in conclusione in merito alla responsabilità del precettore verso gli alunni è incontestabile esistano attualmente due diversi titoli di responsabilità astrattamente applicabili, in relazione alle diverse modalità con cui si verifica il danno. Infatti se un minore riceve un danno da un compagno, la responsabilità dell’insegnante è extracontrattuale (2048 secondo comma) viceversa se il medesimo si cagiona da solo il danno, la responsabilità è contrattuale.

Autore : Avv.to Domenico Borgese

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