legge salva suicidi

Legge salva suicidi, il legislatore fornisce ai cittadini gli strumenti per salvare anche la casa, croce e delizia per le famiglie italiane, specie in tempi di crisi. La famiglia italiana media è sempre stata fortemente orientata all’acquisto della casa, almeno dal boom economico degli anni Sessanta, a cui seguì lo sviluppo edilizio e una visione ottimistica garantita anche dalla riforma avvenuta con lo Statuto dei Lavoratori del 1970, che ha contribuito a dare stabilità ai rapporti di lavoro.

Legge salva suicidi – Purtroppo però la grande crisi economica di questi anni, a partire dal 2008 fino ad oggi, ha causato un progressivo ridimensionamento economico delle famiglie, complice anche l’aumento dei licenziamenti e ha finito con il gravare soprattutto sulla casa. Da questo punto di vista è sicuramente d’aiuto la legge n.3 del 2012, chiamata non a caso “salva suicidi”.

Questa legge è diretta a tutelare tutti coloro che si trovano in crisi da sovraindebitamento, cioè tutte le famiglie italiane, i professionisti e gli artigiani che hanno accumulato tanti debiti da non riuscire più a coprirli con le loro entrate.

Si può “tagliare” fino ad un massimo dell’80% dei debiti contratti riabilitando di fatto e di diritto chi si trova in una situazione di grave difficoltà.

Il principio é quello di far ripartire l’economia cominciando dal primo anello della catena del consumo. Molte famiglie italiane rischiano di perdere tutto a causa dei debiti e una delle preoccupazioni principali diventa proprio la casa che, nel tempo, si é trasformata da sogno realizzabile a incubo.

Nella quasi totalità dei casi l’abitazione principale é stata acquistata contraendo un mutuo con la banca, di conseguenza non pagare le rate del mutuo equivale a rischiare una procedura esecutiva di pignoramento immobiliare e, alla fine, si potrebbe concretamente perdere la casa. Purtroppo, però, i problemi potrebbero addirittura non finire con la vendita all’asta perché il valore commerciale dell’immobile é cambiato e oggi ha subito un decremento notevole rispetto al 2008.

La banca ha concesso il mutuo sulla base di un valore più alto dell’immobile e ora, anche con l’abbattimento conseguente alla vendita all’asta, non riesce a recuperare tutto il suo credito e potrebbe continuare a perseguitare il debitore con pignoramenti presso terzi dello stipendio o con altre azioni esecutive fino al totale soddisfacimento. In questo contesto, si colloca la legge 3/12 offrendo la possibilità di cancellare in modo definitivo una parte dei propri debiti e pianificando la restituzione del residuo secondo rate sostenibili in base al quadro economico del soggetto in difficoltà.

La procedura cosiddetta di “esdebitazione” può essere esperita anche quando i creditori non abbiano accettato una precedente soluzione transattiva, ‘a saldo e stralcio’ o in forma rateizzata. L’art. 6 comma 1 lett. a) della legge n. 3/2012, stabilisce che può beneficiarne il consumatore che si trovi in una situazione di sovraindebitamento, vale a dire “in una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile, che determina una significativa difficoltà o incapacità di estinguere i debiti”.

Rientrano nella procedura, ad esempio: il mancato pagamento delle rate del finanziamento, delle carte revolving e i prestiti contratti con banche e/o finanziarie. Anche il mutuo rientra tra i debiti cosiddetti ‘esdebitabili’ e la legge per la crisi da sovraindebitamento può consentire a molte famiglie italiane di non vedere più il problema della perdita della casa come irrisolvibile.

Un provvedimento favorevole nei confronti di un consumatore rimasto senza lavoro è stato emesso dal Tribunale di Napoli con decreto del 28/10/2015 che ha omologato il piano del consumatore che prevedeva il dimezzamento del debito per un mutuo ipotecario contratto con una Banca.

Le banche possono di fatto offrire una seria collaborazione alla soluzione di questa problematica anche grazie all’applicazione della moratoria sui mutui che consente di sospendere il pagamento degli interessi o addirittura dell’intera rata per un periodo che va da 6 fino a 24 mesi, a seconda delle policy bancarie e della gravità delle situazioni prese in considerazione. La morte di un mutuatario o la perdita del lavoro, ad esempio, sono le prime urgenze che gli Istituti di credito possono sostanzialmente contribuire a gestire, prima dell’attivazione della procedura di cui alla legge 3/12 e in parallelo ad essa.

La novità degli ultimi mesi è che la procedura di cui alla legge 3/12 può essere richiesta anche per i debiti pendenti con Equitalia o con altri agenti della riscossione. Uno dei primi provvedimenti in materia é del Tribunale di Busto Arsizio, che ha omologato, con decreto del 15/9/2014, il piano del consumatore proposto, riducendo il debito nei confronti dell’agenzia della riscossione da 87 mila a 11 mila euro.

A cura dell’Avvocato Francesca Scoppetta

Fonte : http://www.diritto24.ilsole24ore.com

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