denuncia un reato

Whistleblowing: il dipendente che denuncia un reato o un irregolarità non può essere discriminato, sanzionato o licenziato

Dire che chi denuncia un reato, un atto illecito o una “irregolarità” non può essere sanzionato o discriminato, ma al contrario deve essere tutelato, può sembrare una banalità. Ebbene non lo è, tanto che si sta discutendo proprio di questo attualmente in Parlamento. Spesso chi viene a conoscenza di una pratica “poco lecita” altrui si vede bene dal denunciarla. Ciò soprattutto nel mondo del lavoro. Si temono, infatti, ritorsioni, discriminazioni, sanzioni (in una parola mobbing) e addirittura licenziamenti. Insomma, la paura regna sovrana. Ci si nasconde dietro al classico «chi si fa i fatti suoi campa cent’anni», ma tutti sanno che troppe volte questa espressione altro non nasconde se non la paura che genera omertà, trasformandosi in uno dei mali peggiori per la società.

Segnalazione di reati sul lavoro: quali tutele

Una soluzione per chi ha paura di denunciare reati o irregolarità di cui viene a conoscenza sul posto di lavoro c’è e si chiama whistleblowing. Questa parola, di chiara derivazione anglosassone,  significa letteralmente “soffiare nel fischietto” e deriva dall’inglese “to blow the whistle”, per evocare l’immagine dell’arbitro che fischia un fallo.

Chi è il whistleblower

Il whistleblower è il soggetto che, a fronte di attività illecite o fraudolente di cui viene a conoscenza sul posto di lavoro, si fa carico di segnalare al proprio dirigente o alle autorità competenti la situazione irregolare. È quindi un soggetto “coraggioso” che pertanto deve essere tutelato e non discriminato (come spesso avviene). Il fine ultimo è quello di creare un circolo virtuoso, di riportare le procedure amministrative e i comportamenti dei dipendenti pubblici sui binari della legalità, evitando il clima dell’omertà che troppo spesso aleggia – più o meno pesantemente – un po’ ovunque. Si tratta in sintesi di un modo per aumentare la collaborazione tra amministrazione e dipendenti pubblici.  

Segnalazione degli illeciti sul lavoro: la situazione in Italia

Nel corso degli ultimi anni si è assistito nel nostro Paese, ad un crescente aumento dell’attenzione verso il tema del whistleblowing, vale a dire della necessità di tutelare chi “si prende la briga” di denunciare i reati e gli atti illeciti di cui viene a conoscenza sul posto di lavoro.  La disciplina del whistleblowing è volta principalmente a tutelare i soggetti che intendono segnalare una violazione da potenziali atti ritorsivi o pregiudizievoli  che potrebbero subire a seguito dell’attività di denuncia. La richiamata disciplina è stata introdotta nel nostro ordinamento, limitatamente al settore pubblico nel 2012 [1]. Al  riguardo la legge dispone che il pubblico dipendente che denuncia o riferisce condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro non possa essere sanzionato, licenziato o sottoposto a una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia.

Il Via libera del Senato 

Nessuna ritorsione nemmeno per chi lavora nel settore privato. Il Senato ha appena approvato con 142 sì, 61 no e 32 astenuti un disegno legge sul punto, che ora passerà alla Camera. Il testo della norma ha due soli articoli e prevede che il dipendente, pubblico o privato, che segnala all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), o denuncia all’autorità giudiziaria condotte illecite, di cui è venuto a conoscenza grazie al proprio rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito o sottoposto ad altra misura organizzativa che potrebbe avere effetti negativi. L’identità del segnalante non potrà essere rivelata. Mentre spetterà al datore di lavoro dimostrare che le misure discriminatorie sono motivate da ragioni estranee alla denuncia.

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Fonte : laleggepertutti.it

 

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