BUCHE STRADALI: RISARCIMENTO e RESPONSABILITA’

 

Argomento sempre di stretta attualità, frutto di dibattiti con prese di posizione a volte opposte.

Buche stradali e marciapiedi dissestati a causa della cattiva manutenzione delle strade sono la causa di molti sinistri  ad automobilisti e pedoni che spesso sono costretti a pagare ingenti danni.

Ma chi è il responsabile al quale chiedere il danno?

Da un punto di vista giuridico, la presenza della buca può dar luogo a una responabilità oggettiva dell’ente proprietario del tratto stradale in questione,  che, nella sua qualità di custode ne risponde (ai sensi dell’art. 2051 codice civile) a meno che non provi il caso fortuito (che può essere rappresentato non solo da fenomeni naturali improvvisi e inevitabili  ma anche da quello del terzo o da una condotta imprudente  dello stesso danneggiato). Da solo infatti, il caso fortuito è in grado di escludere il nesso di causalità tra l’evento e l’omessa manutenzione della strada.

La giurisprudenza della Corte di Cassazione  con riferimento alla responsabilità per danni da cose in custodia, ha di recente puntualizzato (con ordinanza  depositata in data 10 ottobre 2018) i principi via via affermati dalla giurisprudenza di legittimità, secondo i quali:

“la responsabilità ex art. 2051 codice civile postula la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa; ad integrare la responsabilità è necessario (e sufficiente) che il danno sia stato «cagionato» dalla cosa in custodia, assumendo rilevanza il solo dato oggettivo della derivazione causale del danno dalla cosa, mentre non occorre accertare se il custode sia stato o meno dligente nell’esercizio del suo potere sul bene, giacché il profilo della condotta del custode è -come detto- del tutto estraneo al paradigma della responsabilità delineata dall’art. 2051 codice civile”.

Ne consegue – prosegue la Corte – che il danneggiato ha il solo onere di provare l’esistenza di un idoneo nesso causale tra la cosa e il danno, mentre al custode spetta di provare che il danno non è stato causato dalla cosa, ma dal caso fortuito, nel cui ambito possono essere compresi, oltre al fatto naturale, anche quello del terzo e quello dello stesso danneggiato”.

Quindi se la buca è il frutto di trascuratezza, usura o di un dissesto non adeguatamente segnalato all’utente della strada, è indubbia la responsabilità del custode.

C’è però un un altro caso in cui il custode è responsabile, quello in cui la buca è considerata un’insidia stradale. In questo caso infatti, ai sensi dell’art 2043 c.c, essa da origine a una responsabilità dell’ente se non era né prevedibile, né evitabile da parte di chi circolava in quel tratto.

L’ordinanza n. 2298/2018 della Cassazione,  ha infatti  respinto il ricorso del proprietario e del conducente di un ciclomotore avverso la sentenza di secondo grado che “affermata la prevedibilità della buca e ricondotto esclusivamente all’imprudente condotta di guida del conducente il suo mancato avvistamento, ha coerentemente escluso la ricorrenza degli elementi della non prevedibilità e la non visibilità del pericolo- necessari ad integrare l’insidia stradale ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. (sulla base dell’inquadramento compiuto dal primo giudice e non contestato in sede di gravame); né le censure relative all’erroneità del richiamo all’art. 149 C.d.S. e alla supposizione che le vetture che precedevano il ciclomotore avessero un’«andatura non lineare» valgono a incrinare la sostanziale coerenza di una motivazione che è basata sulla prevedibilità dell’esistenza di buche stradali e sulla possibilità di avvistarle con una condotta di guida più attenta alle condizioni del manto stradale (tenuto conto anche dell’ampiezza dell’avvallamento e dell’orario «centro-diurno» in cui si era verificato il sinistro).” Sullo stesso filone interpretativo anche l’ordinanza n. 7887/2018 della Cassazione, secondo cui, se l’evento lesivo è provocato da “una buca poco profonda, di modeste dimensioni, tale da poter essere evitata prestando una semplice attenzione nel camminare”, l’insidia stradale è da ritenersi esclusa.

Ecco quindi i consigli su come procedere in caso di caduta stradale.

La fase della richiesta risarcitoria comporta la preventiva raccolta di documenti capaci di dimostrare che la caduta è stata provocata proprio dalla buca presente sul manto stradale. A tal fine è necessario provare:

-le lesioni personali (certificato di pronto soccorso da cui deve risultare la dichiarazione che la caduta è avvenuta a causa di un buca stradale e successivi certificati medici);

-la dinamica del sinistro (verbale dei carabinieri, Vigili o Polizia intervenuti, ma anche dichiarazioni di testimoni presenti sul posto e fotografie da cui risulti la data certa del fatto);

-i danni al mezzo (preventivo o fattura di riparazione dell’auto carrozzeria e/o del meccanico);

Raccolte le prove, il soggetto danneggiato dovrà inviare (qui sarebbe preferibile farsi assistere da un legale),  una lettera raccomandata A/R all’Ente proprietario o gestore della strada in cui è presente la buca e, se si conosce, la sua Compagnia Assicurativa allegando la documentazione acquisita

Avv. Angelo Migliore

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